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a cura di Francesco Solinas e Maria Celeste Cola
ISBN: 978-88-6557-699-1
BARBERINIANA II
Tributo alla fioritura delle arti romane nella prima metà del XVII secolo a cura di Francesco Solinas e Maria Celeste Cola€80,00
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Questa seconda miscellanea dedicata agli studi barberiniani contiene 16 saggi di considerevole valore storico, storico critico e storico artistico: ricerche inedite inerenti ad argomenti disparati relativi all’universo politico, diplomatico e artistico dell’epoca d’influenza di papa Urbano VIII (reg. 1623 – 1644) e della sua famiglia.
Tra questi contributi abbiamo l’onore di presentare il primo saggio scientifico sul Ritratto di monsignor Maffeo Barberini dipinto a Roma nel 1604 da Michelangelo Merisi da Caravaggio e recentemente acquistato dallo Stato per la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini.
Gli studi qui racchiusi spaziano dalle preziose indagini archivistiche sulle travagliate esistenze degli avi del papa e sulle origini della proverbiale ricchezza della famiglia, sino all’attento scandaglio dei primi ritratti dipinti del giovinetto Maffeo, tra Firenze e Roma, e poi appunto, di quello effigiante lo stesso monsignore, poco più che trentenne, pronto a partire per la sua nunziatura alla corte di Parigi nel 1604.
Il volume comprende un’approfondita disanima degli allestimenti dei due appartamenti principeschi di don Taddeo e di sua moglie donna Anna Colonna realizzati tra il 1631 e il 1634 nel palazzo alle Quattro Fontane; l’originale ricerca osserva nel dettaglio i simboli reconditi degli ornamenti e gli spesso complessi significati iconografici concepiti da letterati e artisti per le decorazioni barberiniane. Altra analisi di particolare interesse è quella che ricostruisce la storia di un edificio eretto sul Monte Mario per il cardinal Antonio Marcello Barberini (1569 – 1646) fratello del papa; eremo di preghiera del devotissimo presule, la costruzione progettata dall’architetto di famiglia Francesco Borromini (1599 – 1667), fa parte d’una singolare tipologia architettonica condivisa da altri casini eretti sullo stesso colle in quegli anni; il saggio è guarnito da una inedita ode encomiastica dell’umanista greco Leone Allacci (1586 – 1669) qui pubblicata per la prima volta.
Si deve alle cure e alla dedizione degli eredi del pontefice la ricomparsa d’una spettacolare stauroteca donata a Urbano VIII e da lui offerta al nipote don Taddeo primo principe di Palestrina (1603 – 1647). Creato in argento e bronzo dorato, cristallo di rocca, smalti e diaspri, il preziosissimo manufatto fu realizzato a Roma ai primi del XVII secolo attorno a un medaglione più antico di fattura probabilmente francese. Il reliquiario contiene un frammento del legno della Santa Croce ed ha seguito per secoli le vicende della famiglia papale. Dell’ambizioso don Taddeo e delle sue prodezze si parla ancora nel saggio dedicato alla successione del Ducato di Urbino e agli abiti prefettizi per lui ricostituiti sugli esempi di quelli indossati dall’ultimo duca Francesco Maria II della Rovere (1549 - 1631), ultimo Prefetto di Roma di quel nome. Documenti d’eccezione sono i disegni di Girolamo Cialdieri (1593 – 1680) e i vestiti originali del Duca ritrovati nella sua sepoltura.
Un saggio illustra il concetto Linceo di “pittura filosofica” e la sua applicazione nelle prime creazioni romane di Nicolas Poussin (1594 – 1665). Oltre all’esercizio del disegno e della pittura sotto la guida attenta del Domenichino (1581 – 1641), l’arte del francese fu forgiata dai significati e dai metodi propri degli studi classici, storici e filologici, come delle esperienze scientifiche condivise dai primi accademici dei Lincei e dagli umanisti barberiniani. L’umbro Andrea Camassei (1602 – 1649) e il toscano Giacinto Gimignani (1606 – 1681) furono pittori fedeli e particolarmente stimati da don Taddeo e da donna Anna, come dai cardinali Francesco e Antonio; campioni dello “stile barberino” e autori di opere caratteristiche dell’arte romana del secolo d’oro, entrambi gli artisti furono coinvolti nei diversi progetti decorativi dei nipoti papali.
In materia di collezionismo e di gusto per la pittura, un clamoroso apporto alla nostra miscellanea è dato dalla minuziosa ricostruzione della singolarissima quadreria degli Scotti Lupi, ricchi finanzieri bergamaschi residenti a Roma in pieno regno di Urbano VIII. Costituita nel corso del quarto decennio del secolo, la raccolta contava circa trenta dipinti di maestri per lo più nordici e aderenti alla corrente caravaggesca. L’analisi dei documenti e la ricerca dei quadri dispersi in musei e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di restaurare l’inconsueta raccolta comprendente anche una versione autografa del Caino che uccide Abele capolavoro di Andrea Sacchi (1599 – 1661), maestro del classicismo barberiniano. A proposito di ritrovamenti, è stata di recente identificata una piccola marina di Claude Lorrain (1600 – 1682) d’indubbia provenienza Barberini. La scoperta ha offerto l’occasione di ripercorrere l’attività di quel fortunato pittore che in pochi decenni riuscì ad affermarsi sulla scena europea quale protagonista assoluto della pittura di paesaggio. Attraverso plurimi riscontri archiviali e confronti stilistici si ricostruiscono gli esordi del giovane lorenese particolarmente ammirato dallo stesso papa Urbano e dai suoi coadiutori.
Tra i più fedeli assistenti del pontefice fu monsignor Angelo Giori (1586 – 1662) che lo secondò sino alla fine del regno; fervido ammiratore dell’arte del Lorenese, Giori è autore di un’inedita autobiografia qui per la prima volta pubblicata da monsignor Sandro Corradini, illustre esperto della vita e delle opere di Angelo Giori.
Altro adepto del papa e abilissimo diplomatico nella realizzazione del disegno barberiniano per la politica europea fu il senese Alessandro Bichi (1596 – 1657), cardinale nel 1633. Alla sua ascesa alla porpora, Bichi aveva già alle spalle una straordinaria carriera diplomatica come vescovo di Carpentras e nunzio a Napoli e a Parigi. Nipote del cardinal Metello e zio dei cardinali Antonio, Carlo e Vincenzo, Alessandro fu tra i più preziosi ed efficaci collaboratori di Urbano VIII. Il saggio è corredato da una cospicua selezione di inediti mandati dell’Archivio Barberini.
Incentrata sul disegno europeo della politica barberiniana è anche la ricerca dedicata al soggiorno a Londra nel 1639 – 1640 della celebre pittora Artemisia Gentileschi (1593 – 1654). Giunta alla corte di San Giacomo, l’artista fu ospite di Maria de’Medici al palazzo di Saint James; l’esiliata regina madre di Francia era stata a sua volta accolta dalla figlia Enrichetta Maria d’Inghilterra, paladina anch’ella della fede di Roma. Le due sovrane rispondevano direttamente a Francesco Barberini, cardinale Segretario di Stato e ai suoi agenti dei progressi dell’auspicata quanto complicata conversione al Cattolicesimo di re Carlo I e del suo governo protestante. A partire dal 1634 e sino al 1643, Roma inviò a Londra artisti e agenti diplomatici con preziosi doni artistici, quadri, sculture e gemme antiche, queste missioni ambivano alla conversione reale; tra quei viaggi perigliosi ci fu anche quello di Artemisia Gentileschi ufficialmente partita dall’Italia per sostenere il padre malato. Tra medici, diagnosi, rimedi dei semplici e operazioni chirurgiche, non dev’essere stato facile ricostruire la vicenda biografica del medico nursino Fausto Tursi (1606 – 1679). L’intricata ricerca sull’ archiatra personale del cardinale Antonio Barberini Junior (1607 – 1671) ha affrontato uno degli aspetti più delicati di quell’epoca: l’evoluzione delle cure sanitarie e i progressi della disciplina medica. Tra l’Umbria, Roma e la Francia, la ricostruzione dei successi del Tursi ci permettono di studiare l’ancora poco noto mondo della medicina del tempo. Il volume si chiude con una ricerca documentatissima sui molti interventi dei cardinali Antonio e Carlo Barberini (1630 – 1704)) nel monastero benedettino di Subiaco.
MCC, FS
saggi di: Francesca Barberini, Laura Bartoni, Edoardo Bassetti, Tiziana Checchi, Maria Celeste Cola, Sandro Corradini, Alessandra Cosmi, Miriam Di Penta, Dario Iacolina, Lorenza Mochi Onori, Paola Nicita, Luca Polidoro, Francesco Solinas, Alessandro Spila, Marisa Tabarrini, Angheli Zalapì
Gli studi qui racchiusi spaziano dalle preziose indagini archivistiche sulle travagliate esistenze degli avi del papa e sulle origini della proverbiale ricchezza della famiglia, sino all’attento scandaglio dei primi ritratti dipinti del giovinetto Maffeo, tra Firenze e Roma, e poi appunto, di quello effigiante lo stesso monsignore, poco più che trentenne, pronto a partire per la sua nunziatura alla corte di Parigi nel 1604.
Il volume comprende un’approfondita disanima degli allestimenti dei due appartamenti principeschi di don Taddeo e di sua moglie donna Anna Colonna realizzati tra il 1631 e il 1634 nel palazzo alle Quattro Fontane; l’originale ricerca osserva nel dettaglio i simboli reconditi degli ornamenti e gli spesso complessi significati iconografici concepiti da letterati e artisti per le decorazioni barberiniane. Altra analisi di particolare interesse è quella che ricostruisce la storia di un edificio eretto sul Monte Mario per il cardinal Antonio Marcello Barberini (1569 – 1646) fratello del papa; eremo di preghiera del devotissimo presule, la costruzione progettata dall’architetto di famiglia Francesco Borromini (1599 – 1667), fa parte d’una singolare tipologia architettonica condivisa da altri casini eretti sullo stesso colle in quegli anni; il saggio è guarnito da una inedita ode encomiastica dell’umanista greco Leone Allacci (1586 – 1669) qui pubblicata per la prima volta.
Si deve alle cure e alla dedizione degli eredi del pontefice la ricomparsa d’una spettacolare stauroteca donata a Urbano VIII e da lui offerta al nipote don Taddeo primo principe di Palestrina (1603 – 1647). Creato in argento e bronzo dorato, cristallo di rocca, smalti e diaspri, il preziosissimo manufatto fu realizzato a Roma ai primi del XVII secolo attorno a un medaglione più antico di fattura probabilmente francese. Il reliquiario contiene un frammento del legno della Santa Croce ed ha seguito per secoli le vicende della famiglia papale. Dell’ambizioso don Taddeo e delle sue prodezze si parla ancora nel saggio dedicato alla successione del Ducato di Urbino e agli abiti prefettizi per lui ricostituiti sugli esempi di quelli indossati dall’ultimo duca Francesco Maria II della Rovere (1549 - 1631), ultimo Prefetto di Roma di quel nome. Documenti d’eccezione sono i disegni di Girolamo Cialdieri (1593 – 1680) e i vestiti originali del Duca ritrovati nella sua sepoltura.
Un saggio illustra il concetto Linceo di “pittura filosofica” e la sua applicazione nelle prime creazioni romane di Nicolas Poussin (1594 – 1665). Oltre all’esercizio del disegno e della pittura sotto la guida attenta del Domenichino (1581 – 1641), l’arte del francese fu forgiata dai significati e dai metodi propri degli studi classici, storici e filologici, come delle esperienze scientifiche condivise dai primi accademici dei Lincei e dagli umanisti barberiniani. L’umbro Andrea Camassei (1602 – 1649) e il toscano Giacinto Gimignani (1606 – 1681) furono pittori fedeli e particolarmente stimati da don Taddeo e da donna Anna, come dai cardinali Francesco e Antonio; campioni dello “stile barberino” e autori di opere caratteristiche dell’arte romana del secolo d’oro, entrambi gli artisti furono coinvolti nei diversi progetti decorativi dei nipoti papali.
In materia di collezionismo e di gusto per la pittura, un clamoroso apporto alla nostra miscellanea è dato dalla minuziosa ricostruzione della singolarissima quadreria degli Scotti Lupi, ricchi finanzieri bergamaschi residenti a Roma in pieno regno di Urbano VIII. Costituita nel corso del quarto decennio del secolo, la raccolta contava circa trenta dipinti di maestri per lo più nordici e aderenti alla corrente caravaggesca. L’analisi dei documenti e la ricerca dei quadri dispersi in musei e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di restaurare l’inconsueta raccolta comprendente anche una versione autografa del Caino che uccide Abele capolavoro di Andrea Sacchi (1599 – 1661), maestro del classicismo barberiniano. A proposito di ritrovamenti, è stata di recente identificata una piccola marina di Claude Lorrain (1600 – 1682) d’indubbia provenienza Barberini. La scoperta ha offerto l’occasione di ripercorrere l’attività di quel fortunato pittore che in pochi decenni riuscì ad affermarsi sulla scena europea quale protagonista assoluto della pittura di paesaggio. Attraverso plurimi riscontri archiviali e confronti stilistici si ricostruiscono gli esordi del giovane lorenese particolarmente ammirato dallo stesso papa Urbano e dai suoi coadiutori.
Tra i più fedeli assistenti del pontefice fu monsignor Angelo Giori (1586 – 1662) che lo secondò sino alla fine del regno; fervido ammiratore dell’arte del Lorenese, Giori è autore di un’inedita autobiografia qui per la prima volta pubblicata da monsignor Sandro Corradini, illustre esperto della vita e delle opere di Angelo Giori.
Altro adepto del papa e abilissimo diplomatico nella realizzazione del disegno barberiniano per la politica europea fu il senese Alessandro Bichi (1596 – 1657), cardinale nel 1633. Alla sua ascesa alla porpora, Bichi aveva già alle spalle una straordinaria carriera diplomatica come vescovo di Carpentras e nunzio a Napoli e a Parigi. Nipote del cardinal Metello e zio dei cardinali Antonio, Carlo e Vincenzo, Alessandro fu tra i più preziosi ed efficaci collaboratori di Urbano VIII. Il saggio è corredato da una cospicua selezione di inediti mandati dell’Archivio Barberini.
Incentrata sul disegno europeo della politica barberiniana è anche la ricerca dedicata al soggiorno a Londra nel 1639 – 1640 della celebre pittora Artemisia Gentileschi (1593 – 1654). Giunta alla corte di San Giacomo, l’artista fu ospite di Maria de’Medici al palazzo di Saint James; l’esiliata regina madre di Francia era stata a sua volta accolta dalla figlia Enrichetta Maria d’Inghilterra, paladina anch’ella della fede di Roma. Le due sovrane rispondevano direttamente a Francesco Barberini, cardinale Segretario di Stato e ai suoi agenti dei progressi dell’auspicata quanto complicata conversione al Cattolicesimo di re Carlo I e del suo governo protestante. A partire dal 1634 e sino al 1643, Roma inviò a Londra artisti e agenti diplomatici con preziosi doni artistici, quadri, sculture e gemme antiche, queste missioni ambivano alla conversione reale; tra quei viaggi perigliosi ci fu anche quello di Artemisia Gentileschi ufficialmente partita dall’Italia per sostenere il padre malato. Tra medici, diagnosi, rimedi dei semplici e operazioni chirurgiche, non dev’essere stato facile ricostruire la vicenda biografica del medico nursino Fausto Tursi (1606 – 1679). L’intricata ricerca sull’ archiatra personale del cardinale Antonio Barberini Junior (1607 – 1671) ha affrontato uno degli aspetti più delicati di quell’epoca: l’evoluzione delle cure sanitarie e i progressi della disciplina medica. Tra l’Umbria, Roma e la Francia, la ricostruzione dei successi del Tursi ci permettono di studiare l’ancora poco noto mondo della medicina del tempo. Il volume si chiude con una ricerca documentatissima sui molti interventi dei cardinali Antonio e Carlo Barberini (1630 – 1704)) nel monastero benedettino di Subiaco.
MCC, FS
saggi di: Francesca Barberini, Laura Bartoni, Edoardo Bassetti, Tiziana Checchi, Maria Celeste Cola, Sandro Corradini, Alessandra Cosmi, Miriam Di Penta, Dario Iacolina, Lorenza Mochi Onori, Paola Nicita, Luca Polidoro, Francesco Solinas, Alessandro Spila, Marisa Tabarrini, Angheli Zalapì
formato 21 x 29 brossura con bandelle, pp. 320, 175 col., 26 b/n

